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Scienze di uomo e società arrow Storiografia arrow Dinamiche familiari ed esercizio del potere in un feudo di Princ

Dinamiche familiari ed esercizio del potere in un feudo di Princ


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  • DESCRIZIONE
  • RECENSIONI



 

In occasione del restauro dei Palazzi Caracciolo e di Palma e nel corso dei vari studi e convegni nonché durante della stesura del primo libro dello stesso autore sui feudatari e sulla nobiltà di Torrecuso, erano emersi interrogativi su chi fossero i proprietari di tali storici edifici.

Mentre è nota la storia della famiglia Caracciolo, per le vicende della famiglia di Palma, ancorché ne abbiano ampiamente parlato il de Lellis, in ben due capitoli delle sue opere sulle famiglie nobili del regno di Napoli, nonché Candida-Gonzaga che, fra l’altro, ne ha riassunto i possedimenti feudali, ed altri studiosi del passato, non emergevano elementi su Torrecuso e, come poi è stato approfondito, sui collegamenti con San Giorgio La Molara.

Ci si domandava attraverso quali meccanismi e come, dall’esercizio delle arti liberali nei due centri e nell’area circostante, la famiglia avesse potuto raggiungere un’agiata posizione sociale e quali erano i rapporti fra i di Palma, che occupavano il palazzo attiguo alla chiesa di Sant’Erasmo, e i Signori Caracciolo, residenti nell’omonimo palazzo marchesale.

Dall’opera dei predetti de Lellis e Candida-Gonzaga, nonché degli altri studiosi del regno di Napoli, già si rilevava la diffusione dei Caracciolo e dei di Palma in tutto il meridione e spesso in simbiosi, come si vedrà per l’area in esame.

Rimaneva, però, aperto l’ulteriore quesito di come la famiglia di Palma si era diffusa lungo la direttrice che da Napoli, Nola e Palma Campania giungeva a Torrecuso, nel Sannio, per proseguire verso Benevento e San Giorgio La Molara, nel Fortore, e quindi verso la Puglia, come vedremo, passando da Lucera.

In sintesi la famiglia aveva seguito quello che restava degli itinerari dei romani sull’Appia Antica e lungo l’Appia Traiana, che poi si sarebbero trasformati nelle cosiddette vie Francigene del medio Evo; si tratta di spostamenti seguendo quelle direttrici economico-sociali che oggi si cerca di rivalutare come opportunità turistiche ai fini della rinascita di queste aree dell’Italia Meridionale.

Ci si chiedeva, infine, il seguito di tale storia nell’area sannita, e in particolare a San Salvatore Telesino ove, ancora oggi, esiste una presenza dei di Palma che, anche ai giorni nostri, attraverso le arti liberali e soprattutto la stretta aderenza ai valori di giustizia e di solidarietà che hanno caratterizzato la tradizione della famiglia, cerca di onorare tanta storia.

A tutti questi interrogativi, con una certosina ricerca archivistica ed un’approfondita conoscenza della storia del meridione, il Professor Antonello Savaglio, a cui va il nostro plauso, ha dato scientifiche e documentate risposte che non anticipiamo a quanti vorranno studiare questo testo.

Ci limitiamo solo a segnalare la presenza di alcuni fenomeni tra i quali un certo rigore nell’esercizio del potere da parte del sistema signorile feudale che non va letto con il nostro metro ma nel suo contesto storico, in cui c’era la necessità di contrastare violenze, rivolte e banditismo, talvolta, con gli stessi strumenti di quei fenomeni.

Ci piace segnalare, infine, la valenza di quanti, rappresentanti di questa famiglia, si sono messi in luce nell’esercizio delle professioni artistiche, letterarie, architettoniche, giuridiche, economiche, sanitarie e militari ma anche di quanti, nel campo sociale e religioso, si sono prodigati per il benessere materiale e spirituale delle travagliate genti meridionali che avrebbero bisogno ancora oggi di personaggi come Leonardo (fondatore del Monte di pietà a Napoli al fine di favorire il credito ai poveri), Lelio (rettore del Collegio di Benevento, morto di peste mentre assisteva i malati) e Cesare (che provò a contrastare alcuni abusi del sistema feudale), sempre ispirati a valori di solidarietà e giustizia, anche a costo di grandi sacrifici personali e talvolta anche della vita.

 

 

Generale Alfonso di Palma

Dottore  Alessandro di Palma






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